Il documento che assolse i Templari era noto da tempo
La pergamena di Chinon era già registrata nell’inventario vaticano del 1912
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 25 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Aprendo giovedì in Vaticano la conferenza stampa di presentazione del volume Processus Contra Templarios, mons. Sergio Pagano, Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, ha spiegato che la pergamena di Chinon, che riporta l’assoluzione dei Templari dall’accusa di eresia da parte di Clemente V, era già registrata nell’inventario del 1912.
Mons. Pagano ha inoltre tenuto a precisare che nella pubblicazione dei Processus Contra Templarios “non c’è né vi potrebbe essere alcuna volontà riabilitativa dei Templari” ed anche il fatto che siano “stati processati all'inizio del 1307 e che questa presentazione cade nel 2007 è del tutto fortuito: il nostro scopo ed il nostro potere si ferma agli studi storici”.
Il Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano ha detto con chiarezza che “tanto rumore intorno a questa presentazione non è nello stile dell’Archivio Segreto” perché “l’Archivio persegue uno stile umile e noi siamo caparbiamente ancora convinti che i libri si pubblicano, si leggono e si studiano, non si presentano. Oggi sembra che i libri vengano presentati senza poi leggerli”.
Il presule ha poi precisato che “si tratta di qualcosa di diverso da un libro, ovvero la pubblicazione di un facsimile, ricco, accuratamente costruito, che ha al proprio interno delle pergamene, e che è corredato da un commentario storico che contiene la trascrizione di tutti i testi in edizione critica”.
In merito a quelle che la stampa ha indicato come sensazionali scoperte, monsignor Pagano ha spiegato che “tutti questi testi erano già noti, compresa la pergamena di Chinon”.
E’ vero, ha sostenuto monsignor Pagano, che “la professoressa Barbara Frale ha parlato di scoperta perché lei per prima ha dedicato a questa pergamena una attenzione particolare”, ma “ho davanti l’inventario che parla di questa pergamena e data 1912, cioè dal 1912 ad oggi questa pergamena è perfettamente descritta nei nostri inventari, e qualsiasi studioso poteva trovarla”.
Sul valore dell’opera il Prefetto dell’Archivio Vaticano ha spiegato che “il processo fotografico che è stato utilizzato nella risoluzione ha potuto migliorare anche la lettura degli originali stessi”.
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