IlTemplare Newbie


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Posted: Tue Nov 27, 2007 8:05 pm Post subject: :. Il rapporto tra Dio e Cesare |
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Il rapporto fra Dio e Cesare
Il Cardinale Pell sul ruolo della religione nella vita moderna
di p. John Flynn, L.C.
ROMA, 25 novembre 2007 (ZENIT.org).- Come conciliare i principi morali con le esigenze politiche e sociali di una società secolarizzata è uno dei problemi di fondo del nostro tempo. Alcune valide riflessioni in materia sono contenute in un libro pubblicato di recente in Australia.
Il volume, dal titolo “God and Caesar: Selected Essays on Religion, Politics, and Society”, edito congiuntamente da Connor Court Publishing e dalla Catholic University of America Press, raccoglie 10 saggi scritti dal Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney.
Nell’introduzione, il Cardinale Pell avverte che l’oggetto principale delle sue riflessioni è di natura religiosa. Pertanto, gli approfondimenti filosofici vanno considerati nell’ottica di dare un contributo al dialogo con la società e non di sostituirsi all’esigenza di rispondere alla chiamata di Cristo alla conversione.
Il rapporto fra legge e morale è il tema del primo saggio, in cui il Cardinale conferma che la legge deve essere applicabile a tutti, quali che siano i convincimenti personali, ma considera discutibile l’idea che la legge e la morale debbano sempre essere disgiunte.
In effetti, la morale che in generale si tenta di escludere è quasi sempre la morale cristiana. Questo tentativo è fondato tuttavia su delle premesse errate, sostiene il porporato. Anzitutto, qualsiasi legge contiene implicitamente una qualche visione morale della società. Una legge che legalizza l’aborto o l’eutanasia, soprattutto se li considera in qualche modo come un diritto, si fonda chiaramente su un’argomentazione che è di natura morale.
Inoltre, molti principi cristiani sono basati su argomenti derivanti dalla ragione, come il concetto di dignità della persona umana, e sono quindi più universali di precetti tratti da una particolare visione religiosa.
“Difendere la vita sulla base della inviolabilità della dignità della persona, o imporre una visione personale al resto della comunità sono la stessa cosa?”, si domanda l’autore.
Decisioni arbitrarie
Riferendosi a Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Pell osserva che le democrazie hanno difficoltà a difendere i diritti e corrono il rischio di trovarsi in una situazione in cui le questioni fondamentali vengono affrontate in modo arbitrario. Quando la libertà è esaltata come un valore assoluto privo di ogni limite, degenera in relativismo. A sua volta, questo trasforma la legge da elemento di tutela a forza di distruzione della vita e della società.
“Il concetto di libertà oggi viene inteso comunemente come l’assenza di limiti a ciò che è possibile fare: qualsiasi cosa vuoi, qualsiasi cosa ti piaccia, la puoi fare”, osserva il Cardinale in uno dei saggi.
La democrazia veramente ci chiede di vivere accettando una situazione in cui vi sono milioni di aborti, un’industria della pornografia in crescita, alti livelli di divorzio e di separazione matrimoniale, una legalizzazione dell’eutanasia e l’utilizzo di embrioni per la ricerca?, si domanda il Cardinale.
La sfida per i cristiani – osserva – è di spiegare, in termini umani e non religiosi, “perché il rispetto dell’ecologia morale è necessario e importante per la società”. Questo implica di dover rispettare gli altri, di dialogare e di creare rapporti di fiducia e di amicizia.
In un altro saggio del libro egli avverte, tuttavia, che esiste un rischio nel dialogo sui diritti umani: quello di cadere nell’errore di considerare come assoluto il primato della coscienza personale. Troppo spesso, afferma il Cardinale, “il primato della coscienza viene utilizzato per giustificare ciò che vorremmo fare noi, piuttosto che scoprire ciò che Dio vuole da noi”.
La coscienza individuale, prosegue, non conferisce alcun diritto a rigettare o distorcere i principi morali contenuti nella Bibbia e riaffermati ed esplicitati dalla Chiesa.
Inoltre, se noi neghiamo l’esistenza di una verità che va oltre le nostre preferenze, corriamo il rischio di negare sia i diritti umani che la stessa ragione, afferma il Cardinale Pell. “Il rifiuto della verità rende impossibile l’esistenza di un solido concetto di giustizia a servizio della vita umana e dell’amore”, aggiunge.
Legge e morale
Per quanto riguarda i rapporti fra Chiesa e politica, il porporato australiano raccomanda di non dimenticare la dimensione verticale della religione e quindi di non ridurre il Regno di Dio alla mera costruzione di una società giusta. I responsabili della Chiesa devono esprimersi chiaramente in merito alle questioni che concernono la morale pubblica. Tuttavia esistono anche molte altre questioni in cui l’autorità ecclesiale non ha il compito di entrare nel dettaglio del dibattito politico.
I ruoli del governo e della Chiesa sono evidentemente diversi. Ciò nonostante, aggiunge, è importante tenere a mente che “i cattolici riconoscono che non tutte le azioni immorali devono essere considerate anche illegali, ma che non tutto ciò che può essere legalmente lecito è per questo anche morale”.
Un contributo prezioso che la Chiesa e i credenti possono dare allo Stato è quello di essere fonte di valori. La tendenza all’individualismo e al materialismo non può essere contrastata adeguatamente solo attraverso un approccio puramente laico, secondo il Cardinale.
In questo senso, nel saggio “Catholicism and Democracy”, l’Arcivescovo di Sydney osserva che molte delle istituzioni della società moderna – dalle università agli ospedali alle scuole – devono la loro origine e il loro sviluppo al cristianesimo.
Il tentativo di privatizzare la fede religiosa viene giustificato sulla base del dovere di neutralità della sfera pubblica, osserva il Cardinale. In realtà, tuttavia, questa non è neutralità, ma un modo per mettere a tacere i dissenzienti e imporre una specifica visione culturale.
In una democrazia, la religione può svolgere un ruolo fondamentale grazie alla sua influenza sulla famiglia e sul vivere quotidiano. Il cristianesimo è utile anche per riuscire a bilanciare gli eccessi di una cultura dei diritti che troppo spesso si dimentica dei doveri.
Il diritto naturale dei figli di essere amati e cresciuti da un padre e una madre, per esempio, è una questione di giustizia che dovrebbe essere sostenuta dalla società e dallo Stato. Purtroppo, però, lamenta il Cardinale Pell, lo Stato oggi troppo spesso facilita la rottura dei matrimoni e delle famiglie.
Pseudodiritti
“Sostenere il matrimonio e la famiglia è solo uno dei modi in cui la fede religiosa e l’adesione ai diritti umani possono aiutare a smascherare gli pseudodiritti della nostra epoca”, afferma il Cardinale.
La religione può anche svolgere un ruolo positivo per favorire rapporti di amore e non di violenza, atteggiamenti di servizio e non di trionfo. In teoria, aggiunge il Cardinale Pell, il liberalismo si dovrebbe preoccupare di dare a ciascuno eguali possibilità di espressione.
Tuttavia, troppo spesso, “i laicisti liberali usano il concetto di liberalismo per escludere la voce della Chiesa”.
Di fronte a questo tipo di azione il Cardinale Pell consiglia un approccio in cui emerga con chiarezza che molte argomentazioni addotte dai cristiani si fondano non solo sulla verità rivelata, ma anche su verità naturali, accettabili da tutti, quale che sia la convinzione religiosa.
Un altro elemento da tenere a mente è il fatto di evitare di considerare la democrazia un valore assoluto, come se fosse dotata di una qualche forma di infallibilità. Secondo il Cardinale Pell, “la democrazia, come ogni altra forma di governo, è legittima nella misura in cui essa contribuisce fattivamente al bene comune”.
Risolvere i contrasti in tema di diritti, prosegue, sarebbe facile se la società prendesse sul serio il concetto di diritto naturale. La democrazia deve essere legittimata dalla volontà di assicurare il bene comune e i diritti umani fondamentali, diritti che si fondano sulla verità morale sulla persona. Una verità che troppo spesso viene ignorata. _________________ b25© - Conosci te stesso e potrai aiutare gli altri |
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